Grace Bullen lotta per l'emancipazione delle donne in Africa
Grace Bullen lotta per l'emancipazione delle donne in Africa

Grace Bullen lotta per l’emancipazione delle donne in Africa

Il racconto di una delle atlete di punta della lotta libera femminile europea

Grace Bullen, di classe 1997, è una lottatrice norvegese di origini sudsudanesi che ha passato i primi quattro anni della sua vita da rifugiata in Eritrea, assieme ai genitori e al resto della sua famiglia. Nel 2001, dopo essere arrivata in Norvegia con la famiglia, ha iniziato già ad avvicinarsi al mondo della lotta e delle arti marziali.
Oggi Grace è una delle atlete di punta della lotta libera femminile europea e lotta per un qualcosa più grande di lei.

Nelle competizioni in cui partecipa, la Bullen è in grado di dimostrare che anche una persona con un passato simile al suo può raggiungere traguardi importanti. La norvegese ha recentemente parlato della sua carriera, di cosa le riserva il futuro e anche di come trasmette il suo messaggio etico-sociale, come lotta a favore dell’emancipazione delle donne africane.

In rappresentanza di due nazioni

Intervistata dalla United World Wrestling, Grace Bullen ha parlato del suo enorme compito a favore delle due nazioni dove ha vissuto nella sua vita.

Vorrei che la gente capisse che non è importante da dove provieni o quale sia la tua destinazione.
Fai ciò che vuoi fare e, se ci lavori sodo, si realizzerà. Il fatto che io rappresento due nazioni significa che mi trovo su una piattaforma più grande e che posso raggiungere più persone che mai.

Gli inizi e le prime difficoltà

Nella sua intervista, Grace ha rivelato come si è avvicinata al mondo della lotta non appena è giunta in Norvegia con la sua famiglia composta da sette persone.

Mio padre cominciò ad andare a scuola di lingue per studiare il norvegese. Fu lì che conobbe colui che ancora oggi è il mio coach di wrestling: Gheorghe Costin.
Divennerò buoni amici. Io e le mie due sorelle iniziarono presto a imparare la lotta e non ci volle molto prima che mi attirò. La comunità era gentile e mi aveva accolto bene. Non parlavo tanto allora, ma lì l’importante era divertirsi. Vinsi il mio primo incontro e ne rimasi contenta, ma venivo sempre abbattuta dai miei fratelli e sorelle.
Nessuno di loro mi vedeva come qualcuno che era bravo nella lotta fin dall’inizio.

Tra scuola e wrestling

Per lei e per i suoi fratelli, la priorità era l’istruzione nella scuola, anche se Grace non abbandonò mai la disciplina. Infatti, durante il liceo ottenne straordinari risultati e la sua bravura spinse suo padre a darle una seconda occasione.

Ho deciso di dedicarmi seriamente alla lotta durante il liceo. Proprio prima del campionato europeo per cadetti, mio padre mi disse che mi avrebbe lasciato continuare se avessi vinto una medaglia o se fossi andata bene. Nel 2013 sono diventata campionessa europea per la prima volta. Dopo la vittoria, mi disse che avrei potuto continuare per questa strada.

L’anno seguente, Grace Bullen vinse l’oro alle Olimpiadi Giovanili in Cina.

Fu molto felice di vedermi dedita a qualcosa che amavo.
Ma per allora, il mio obiettivo principale era quello di terminare bene il mio percorso scolastico.

Grace Bullen alle Olimpiadi?

Ai mondiali del 2019, Grace non è riuscita a qualificarsi per le semifinali e ciò ha messo in dubbio la sua qualificazione per Tokyo 2020.

Non ho un ricordo felice di quell’incontro, il mio corpo e la mia mente non erano ben connessi. Intendo diventare molto brava in ciò che faccio, qualcosa che neanche la migliore al mondo potrebbe riuscire a battere.

La parentesi mondiali non sarà terminata bene, ma l’oro europeo vinto quest’anno a Roma ha riacceso le possibilità di vedere questo sogno realizzato.
Non resta che avere successo nelle qualificazione europee per le Olimpiadi di Tokyo.

Spero di riuscire ad arrivare alle Olimpiadi, alzare le bandiere del Sudan del Sud e della Norvegia contemporaneamente.
Ovunque vada, io penso sempre alle Olimpiadi. Mi piace parlarne perché penso sia una cosa che si potrà realizzare a Tokyo o a Parigi. Questo obiettivo è ora la cosa che mi dà la carica ogni giorno quando mi alleno.
Ciò che mi spaventa mi spinge ad andare avanti, ed è una cosa buona.

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