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Intervista a Sergio De Bari

di Francesco Auletta

Sergio De Bari è un atleta italo-americano nato nel New Jersey da genitori pugliesi. Parla italiano ed è molto legato alla sua terra d’origine nella quale passava le vacanze da piccolo. Ex wrestler a livello liceale, si è poi dato al Jiu-jitsu brasiliano di cui è cintura nera I° grado della Silver Fox BJJ di Karel Pravec, allievo di Renzo Gracie e campione del mondo NAGA.

È però soprattutto un fighter di MMA con un record di 5-0-1 da dilettante con 3 sottomissioni e con la conquista del titolo Dead Serious MMA e di 5-2 da pro con 1 KO e 2 finalizzazioni. Lo abbiamo conosciuto al recente Bellator 253 quando ha debuttato nella promotion di Scott Coker. L’abbinamento in short notice era tutt’altro che facile in quanto aveva davanti il neozelandese Jay Jay Wilson, che era 6-0 da pro e 5-0 in Bellator con 3 successi per finalizzazione ed 1 per KO.

Poco dopo l’inizio del match “the maori kid” è stato bravissimo nell’ingannare Sergio con una finta di entrata alle gambe per piazzare invece un over hand destro che è costato a De Bari il KO e la frattura della mandibola. Prima di questo incontro la sua unica sconfitta era stata ai punti nel 2015 col futuro campione Legacy, XCC e Shogun Fights nonché fighter PFL Robert Watley.
Arriva da Cage Fury FC, una delle principali promotion locali americane, nella quale si sono formati molti fighters passati poi a UFC e Bellator.

Svelaci i retroscena legati alla chiamata in short notice. 

Circa un mese prima del match in Bellator mi stavo preparando per combattere in CFFC (Cage Fury Fighting Championship, visibile su UFC Fight Pass NDR) la promotion dove avevo sostenuto i miei ultimi match ma non c’era ancora nulla di confermato. È stato allora che il mio manager mi ha contatto per dirmi che a Bellator serviva un atleta del mio peso. Mi hanno dato un nome (?) e noi abbiamo accettato lui invece ha rifiutato. Dopo una settimana mi hanno dato il nome di Jay Jay Wilson e abbiamo di nuovo accettato subito velocemente ma ci sono volute quasi 2 settimane per avere la conferma definitiva tanto che stavo quasi per accettare un match in Cage Fury. Dopodiché è successo tutto così in fretta, tra la firma del contratto, il completamento di tutte le mie visite mediche (test fisici, risonanza magnetica, esami della vista, ecc.), le trattative con gli sponsor e tutte le altre faccende del caso più ovviamente gli allenamenti ed il lavoro.

Quanto sapevi del tuo avversario e quanto era alta la pressione considerando il record di imbattuto di Wilson?

Lo abbiamo studiato e sapevamo che il suo jiu jitsu era la sua più grande opportunità, è una cintura marrone di un team conosciuto e non aveva paura di correre rischi. Ero sicuro che sarei stato migliore di lui in ogni area in cui il combattimento può svolgersi perché faccio il punto su me stesso allenandomi con alcuni dei migliori in ogni disciplina e sono molto completo. Il mio obiettivo era di infliggergli la prima sconfitta per finalizzazione e rovinare il suo record perfetto. Sapevo che sarebbe stato un avversario duro perché non si tira mai indietro ma non avevo visto nulla che mi avesse impressionato, la pressione era più su me stesso perché volevo riuscire a finalizzarlo.

Hai rivelato di ispirarti a McGregor. Anche lui come te sognava di diventare calciatore. Quando è scattata la molla per le MMA?

Ho sempre amato le arti marziali, però vivendo in una famiglia Italiana in Tv guardavamo sempre il calcio e io volevo diventare un calciatore come Baggio o Schillaci. Dissi a mio padre che volevo diventare un giocatore e lui mi rispose che ero nato per combattere. Per anni non ho capito perché mi avesse risposto così, però lui aveva visto da quando ero piccolo come ero fissato con i film di karate e kung fu. Inoltre ero molto basso e sarebbe stato uno svantaggio nel calcio. Ispirato da personaggi come Bruce Lee, Jean Claude Van Damme (specialmente dal personaggio di Frank Dux in Blood Sport – il mio film preferito) e Sylvester Stallone in Rocky volevo essere in grado di combattere come loro un giorno. Ho iniziato ad allenarmi nel taekwondo da bambino per alcuni anni ma poi ho smesso perché i miei genitori non riuscivano a pagare le lezioni avanzate perché erano molto costose. Poi ho scoperto il wrestling all’high school (le superiori NDR) e me ne sono innamorato. Terminata la scuola però non potevo più continuare con quello sport ma volevo combattere ancora e non c’erano molte opzioni. In quel periodo ho iniziato a guardare le MMA in TV, mi sono detto che potevo farlo anch’io e ho deciso di provarci …  il resto è storia.

Quali sono gli aspetti che ritieni di dover migliorare? 

Cerco costantemente di migliorare tutto e sento che ci sono sempre ambiti del mio modo di combattere che stanno crescendo. Mentre sposto la mia attenzione su diverse aree di miglioramento, comincio a vedere la crescita lì. Penso che la cosa più grande su cui ho bisogno di lavorare, e secondo me può davvero venire solo dall’esperienza, è la mentalità quando inizia il match. Una volta che il combattimento è cominciato è facile per me trovare la zona mentale da cui operare, ma è la parte iniziale del combattimento e gli aggiustamenti mentali necessari che sono i più difficili, il “feeling out process” come lo chiamiamo in America. A volte c’è uno stato mentale frenetico e altre volte (come nell’ultimo combattimento) inizio troppo rilassato. Deve esserci un equilibrio tra maggiore consapevolezza e rilassamento per essere concentrati, ma anche mantenere bassa la frequenza cardiaca in modo da avere il gas per combattere per 15-25 minuti se necessario.

Chi pensi vincerà il Featherweight GP Title?

Onestamente penso che AJ McKee potrebbe detronizzare Pitbull. È bravo ed è molto creativo quando combatte e credo che potrebbe rappresentare un problema per lo stile di combattimento dell’attuale campione.

Quali sono i fighters italiani che apprezzi di più?

Non ne conosco molti ma Alessio Sakara per essere ad oggi il più grande nome italiano nelle MMA ma anche Giorgio Petrosyan con la sua tecnica davvero bella e pulita. Poi il pugile Joe Calzaghe di cui ho visto alcuni combattimenti a fine carriera. Sempre nella boxe Arturo Gatti, con cui ho condiviso un allenatore di pugilato e la sua città in America non è lontano da dove vivo. E ovviamente uno dei più grandi pugili di sempre, “The Italian Stallion” Rocky Balboa! (ride NDR)

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Intervista a Sergio De Bari 4 Dicembre 2020 - 20:59

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