Intervista esclusiva a Valentino Manfredonia
Intervista esclusiva a Valentino Manfredonia

Intervista esclusiva a Valentino Manfredonia

Ecco la nostra intervista al pugile di origini brasiliane

Valentino Manfredonia ha iniziato la sua avventura nel circuito professionistico dopo la partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016. Il peso mediomassimo italiano di origini brasiliane può però contare nel suo palmares anche una medaglia d’oro ai Campionati Europei di Sofia 2014 ed un argento ai Giochi Europei di Baku 2015. Ecco la nostra intervista esclusiva!

Valentino Manfredonia, nativo di Jaboatão dos Guararapes (Brasile) e adottato da una famiglia italiana, una storia molto particolare che poi si interseca con la tua carriera sportiva, come sei entrato nel mondo del pugilato?

Valentino Manfredonia: “Onestamente è nato tutto per gioco, o meglio dire, il mio ingresso in palestra aveva tutt’altra finalità. Da ragazzino, a 10 anni pesavo più di 100 kg ed il mio obiettivo era chiaramente dimagrire. Poi la passione per il pugilato è emersa man mano, principalmente grazie agli insegnamenti recepiti durante gli allenamenti a Napoli (Rione Traiano), per poi debuttare nel lontano 2004.”

Hai dominato tra i dilettanti e hai saputo dire la tua anche con il passaggio ai seniores, quali sono i segreti per avere continuità nei diversi livelli del pugilato?

VM: “Il segreto è quello di allenarsi con costanza e credere in sè stessi. Questo l’ho imparato col tempo, in particolare ne ho avuto conferma nel 2013, anno del mio primo salto di qualità, dato che vinsi il titolo italiano con la mia attuale palestra, la Ring Side Boxe Rimini, dopo un fermo di ben 3 anni.”

Nel 2016 è arrivata l’esperienza delle Olimpiadi di Rio, uno scenario sicuramente spettacolare, che ricordi della manifestazione?

VM: “Partii da Roma estremamente contento ma una volta arrivato a Rio le cose cambiarono. Giunto al villaggio olimpico ho pensato “cosa ci faccio qui?”. Vedevo un’attenzione mediatica fuori dal normale, troppi social, troppo rumore. Feci anche un’apparizione all’Olimpic Channel di Copacabana dove raccontai la mia storia che venne riportata anche dal Mattino di Napoli. Tutto troppo.”

A Rio purtroppo è stata fatale la sconfitta con il bielorusso Mikhail Dauhaliavets, secondo te cos’è che effettivamente potevi migliorare in quella circostanza?

VM: “Onestamente quel match è ancora una delusione per me, tanto che a distanza di 4 anni ancora non l’ho riguardato. Cosa avrei dovuto fare? Sicuramente concentrarmi maggiormente e trovare l’opportuna tranquillità con me stesso.”

Nel tuo palmares puoi ovviamente annoverare anche l’oro ai campionati europei di Sofia del 2014, probabilmente è proprio grazie a vittorie come queste che si ottiene la consapevolezza di poter fare il grande salto tra i professionisti, come tu hai deciso di fare lo scorso anno, non credi?

VM: “Come si diceva in precedenza, nella carriera di un pugile fare i giusti step è fondamentale. Il nome non basta, altrimenti le persone pensano che tu sia raccomandato. Il percorso del 2014 è un bell’esempio. Io mi qualificai a sorpresa, dato che pensavo il maestro scegliesse un altro ragazzo delle fiamme oro. Invece mi chiamò per mettermi alla prova. Anche la determinazione è importante, infatti io mi aspettavo di andare a medaglia anche se onestamente non immaginavo di poter conquistare l’oro. Al primo turno affrontai l’ucraino che aveva vinto il bronzo durante il precedente europeo, fu’ una buona prova. La convinzione aumentò gradualmente vincendo contro il bulgaro di casa prima e la semifinale poi. Arrivai alla finale in ottima forma fisica, questo mi aiutò a resistere ai potenti colpi di mancino che arrivavano sotto il mento per mano dell’avversario irlandese. Vinsi ai punti e la soddisfazione fu’ grande.”

La carriera da professionista sta andando sui binari giusti, come riporta anche il sito BoxRec, fin’ora due vittorie contro Jankovic ed Arsic, che obiettivi ti sei posto per il prossimo futuro?

VM: “Voglio dimostrare, ancora una volta, chi è Valentino Mandredonia. Ho sentito molte chiacchiere in giro, addirittura c’è chi mi ha definito vecchio. Bene, io voglio lavorare e chiarire che non sono affatto finito come sportivo. Come pugile sono consapevole di poter ancora dire la mia”

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