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Vitali Klitschko: “Dr. Ironfist” compie 50 anni

di Alessandro Mariani

Vitali Klitschko, un nome impossibile da aggirare per quasi 20 anni. Non nel pugilato, in cui i fratelli Klitschko hanno dominato per anni.

Vitali e Wladimir Klitschko hanno raggiunto l’apice del loro dominio sportivo nel luglio 2011, quando tutti e quattro i principali titoli mondiali erano di proprietà dei due ucraini. Vitali è stato campione del mondo dei pesi massimi della WBC, mentre suo fratello Wladimir, più giovane di 5 anni, ha detenuto le cinture IBF, WBA e WBO.

Vitali Klitschko dall’inizio

Vitali Klitschko venne alle luce il 19 luglio del 1971. Con la sua impostazione poco ortodossa, caratterizzata da braccia ciondolanti lungo i fianchi, difesa affidata a riflessi e flessioni sul tronco e colpi portati da angolazioni inusuali, Vitali destava meno scalpore rispetto a suo fratello ai tempi del dilettantismo. Pur non vincendo tornei prestigiosi (il miglior traguardo fu un argento mondiale nel ’95), l’ucraino mise comunque in piedi un record numericamente impressionante con 195 vittorie su 210 match disputati.

Dopo i successi iniziali come campione del mondo di kickboxing e il trionfo come pugile dilettante ai Campionati Mondiali Militari del 1995, in un test antidoping furono trovate tracce di uno steroide nel suo sangue. A quel tempo, secondo lo stesso Vitali Klitschko, un medico gli somministrò il farmaco sbagliato per curare un dolore alla gamba che si portava dietro dai tempi della kickboxing.

Il divieto di un anno compromise la partecipazione olimpica del 1996 ad Atlanta. Così fu il fratello Wladimir a vincere la medaglia d’oro. Vitali fu anche sostituito da suo fratello nel club di boxe della Bundesliga BC Sparta Flensburg durante la pausa forzata.

Vitali Klitschko si rivelò una macchina da guerra

Da professionista, Klitschko si dimostrò immediatamente una macchina da guerra. I suoi avversari cadevano sistematicamente in pochi round, travolti dai suoi colpi violenti: dei 24 avversari affrontati prima di disputare il primo titolo mondiale, nessuno ebbe l’onore di sentire l’ultima campana. Ne sa qualcosa il nostro Francesco Spinelli, che allo Sport Palace di Kiev resistette appena un minuto e 49 secondi prima di piegarsi sotto i fendenti micidiali di un Vitali particolarmente inferocito per aver assistito poco prima alla sconfitta inopinata del fratello contro il poco quotato Ross Puritty.

Giunse così l’agognata chance di battersi per una cintura iridata e Klitschko la colse nel migliore dei modi: il campione in carica della WBO, l’inglese Herbie Hide, riuscì a tener fede al suo soprannome di “Dancing Destroyer” soltanto nel primo round, vinto su tutti e tre i cartellini dei giudici, ma non appena fu toccato duro dai colpi di “Dr. Ironfist” si sciolse come neve al sole cedendo così l’ambito scettro al colosso ucraino.

Vitali Klitshcko demolitore implacabile

Klitschko, dopo due semplici difese vittoriose, si apprestava ad affrontare il cliente più ostico della sua carriera: l’esperto canadese Donovan Ruddock, che però a una decina di giorni dal match scoprì di essere affetto da epatite e dovette rinunciare alla sfida. Fu dunque chiamato a sostituirlo l’americano Chris Byrd, che di fronte alla ghiotta opportunità di battersi per un mondiale, si precipitò subito in Germania per giocarsi le sue carte.

Dopo otto riprese controllate agevolmente, nel nono round il campione parve irrigidirsi e incredibilmente dopo il suono della campana non si alzò dallo sgabello: un doloroso infortunio alla spalla lo costrinse a dare forfait! Pur tornando a combattere abbastanza rapidamente, Vitali diede l’impressione nelle sue uscite successive di aver perso qualcosa della sua proverbiale esplosività: mentre in precedenza infatti la maggior parte dei suoi KO avvenivano nel corso dei primi round, dopo il rientro dall’infortunio l’ucraino iniziò a vincere più spesso per accumulazione di colpi, trasformandosi quindi da picchiatore mortifero a demolitore implacabile.

Il match della vita per Vitali Klitschko giunse in maniera fortuita. Era il giugno del 2003 e “Dr. Ironfist” si preparava ad affrontare Cedric Boswell nel sottoclou della difesa dell’imperatore dei pesi massimi Lennox Lewis contro Kirk Johnson. A sole due settimane dalla data prevista, tuttavia, Johnson si chiamò fuori a causa di un infortunio muscolare e Klitschko accettò di prenderne il posto in quello che si rivelò un match spettacolare.

Dopo un inizio strepitoso, in cui mise severamente in difficoltà il blasonato avversario, Vitali subì una brutta ferita in prossimità dell’occhio sinistro e da quel momento in poi l’incontro divenne terribilmente cruento. Al termine del sesto round, mentre era in vantaggio di due punti su tutti i cartellini, lo sfidante venne infine fermato nonostante le sue veementi proteste, poiché il suo volto era ormai una maschera di sangue.

Vitali Klitschko: "Dr. Ironfist" compie 50 anni

Vitali Klitschko vs Lennox Lewis

Vista l’impossibilità di ottenere una rivincita, data la decisione di Lewis di ritirarsi, Klitschko continuò per la sua strada e ben presto divenne nuovamente campione del mondo vendicandosi del pericoloso sudafricano Corrie Sanders, che un anno prima aveva sorprendentemente messo KO suo fratello Wladimir.

Klitschko: dal ritiro al ritorno

Vitali Klitschko, condizionato da numerosi problemi fisici, decise di appendere i guantoni al chiodo nel 2004, ma dopo quasi quattro anni di inattività, quando tutti lo ritenevano ormai fuori dai giochi, annunciò il suo clamoroso ritorno sul ring.

Invece di un rientro morbido che gli consentisse di tornare a familiarizzare col quadrato, l’ucraino decise di affrontare immediatamente il campione del mondo della WBC, ovvero il cosiddetto “Incubo Nigeriano” Samuel Peter, che ai tempi godeva fama di pericoloso picchiatore.
Il pugile africano fu letteralmente portato a scuola: in otto riprese faticò a mettere a segno un singolo colpo degno di nota e si ritirò col viso gonfio e lo spirito distrutto: “Dr, Ironfist” era tornato!

Per altri quattro anni, Vitali dominò la scena incontrastato senza che nessuno dei nove sfidanti che gli furono messi di fronte riuscisse seriamente a impensierirlo. Superata la soglia dei 41 anni dunque, non avendo più nulla da dimostrare al mondo del pugilato e avendo promesso a sua madre che mai e poi mai avrebbe combattuto con suo fratello, detentore delle altre cinture mondiali, decise di dedicarsi alla politica.

Benché l’assenza di vittorie di portata epocale nel suo curriculum gli impedisca probabilmente di essere inserito in una Top 10 storica della categoria dei pesi massimi, Vitali ha messo in mostra sul ring qualità che mai si erano viste in un pugile dalla corporatura mastodontica come la sua, e sono in tanti a pensare che avrebbe reso la vita difficile anche ai più grandi fuoriclasse del passato.

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